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IL PARCO DELLA TORRE DI BELLOLUOGO

com'è riportato sul Sito Web del Comune di Lecce

L'area destinata all'insediamento del parco urbano Torre di Belloluogo – così come individuata nel progetto preliminare dell'Amministrazione – si estende per circa 12 ha all'estremo margine della città verso nord.
Il terreno interessato, si svolge con una forma planimetrica ad “ U ” avvolgendo il confine orientale, settentrionale ed occidentale dell'area cimiteriale della città di Lecce e confina a sud con l'attuale giardino del complesso ex Buon Pastore (oggi destinato ad attrezzature dell'Università; di Lecce in corso di realizzazione), ad ovest con proprietà private e con la via vecchia Surbo, a nord con il viale Risorgimento ed ad est con la rampa di svincolo della superstrada Lecce – Brindisi.

Nella zona compresa fra il tratto occidentale della recinzione del cimitero e la via vecchia Surbo sorge la Torre di Belloluogo, con il bacino ipogeo e due fabbricati rurali sul margine stradale. Nel loro insieme costituiscono il complesso di Belloluogo così definito e vincolato ai sensi della legge n. 1089 del 01.06.1939.

In questa zona il terreno è fortemente caratterizzato da un salto di quota, (nella parte centrale di circa 4,00 m.), che delimita due distinti livelli pressochè pianeggianti: l'uno a quota m. 44,00 / 45,00 s.l.m.,da cui si accede alla Torre di Belloluogo tramite l'antico ponte in muratura che scavalca il fossato circostante al monumento; l'altro, sottoposto, a quota variabile da circa m. 41,00 a circa 39,00 s.l.m., da cui si accede al complesso ipogeo scavato nel costone roccioso.

I due livelli sono posti in relazione fra loro attraverso diversi manufatti: un'antica scala in pietra, addossata al fronte roccioso, in prossimità del fossato circostante la torre; un'antica rampa gradonata, ubicata verso il lato meridionale del complesso ipogeo, coperta nella parte terminale con volta a botte ribassata in conci di pietra; una rampa scavata nella roccia disposta a circa 115 m. di distanza da quest'ultima più a nord; un percorso in pendenza, di maggiore lunghezza, che chiude il complesso più verso sud.

Sul fronte del costone roccioso (orientato ad est) si aprono gli accessi degli ipogei:il sistema delle grotte, noto come il “ninfeo della contessa Maria D'Enghien”, ed una (meno nota) sala, coperta da volta a botte lunettata impostata direttamente sulla roccia, che contiene particolari stilistici e decorativi di notevole interesse storico – artistico (mensole a “foglie d'acqua ”).

Sulla parete di fondo della sala si apre una bocca di lupo, attualmente murata con pietrame, che sembrerebbe potersi collegare con il livello soprastante, in corrispondenza del piazzale di accesso alla torre.

Il sistema delle relazioni descrittte e dei numerosi collegamenti, ancora chiaramente leggibili, suggeriscono che, alla loro origine, vi fosse un'esigenza di rapporto diretto fra la torre ed il piano sottostante: con ogni probabilità un giardino di pertinenza della torre-residenza ( forse “lo giardino de lo paradiso” ?)

L'area è quasi completamente priva di vegetazione, ad eccezione di un fitto e invasivo canneto di antichissime origini (è documentata la sua presenza nell'area già ai tempi della frequentazione degli Orsini del Balzo, alla fine del ‘300, primi anni del ‘400) che ne rende problematica, al momento, una completa lettura.

Oltre a quelli già noti e descritti si sono individuati altri manufatti quali:
un modesto vecchio fabbricato rurale in blocchi di pietra, adiacente ad una grande antica cisterna a cielo aperto, occultati dal fitto canneto che ne ha reso impossibile il rilievo, anche per i rischi rappresentati dalla precaria situazione statica;
una grotta artificiale, probabilmente un'antica cava in sotterraneo, già esplorata e descritta da un gruppo speleologico locale, con graffiti che denunciano un'iconografia spontanea, tipica di epoca medievale;
una porcilaia, costituita da un piccolo rustico con copertura a tetto a due falde, posta in posizione elevata e centrale rispetto al complesso. Il manufatto non sembra presentare alcun interesse storico ma riveste comunque un interesse progettuale per la sua posizione dominante rispetto al piano sottostante;
un piccolo manufatto tradizionale in pietrame (pagghiara) in prossimità della recinzione del cimitero.

La zona, oltre il complesso di Belloluogo cosi descritto, si estende ancora verso sud con terrazzamenti su tre livelli, orientati a nord-est, individuati ma non precisamente definibili in questa fase a causa del fitto canneto che li ricopre.

Ancora più verso sud esiste un fabbricato rurale di sei vani, in stato di completo abbandono e di grave dissesto statico, in muratura di blocchi di pietra leccese, e con copertura a volta, comune esempio di “architettura vernacolare” dell'area salentina.

In tutta l'area sono ancora evidenti altri segni di antica frequentazione quali sistemi di irrigazione in pietra leccese con canalette e vasche di raccolta idrica, pozzi e cisterne.

Di particolare interesse è il pozzo soprastante al ninfeo, che insiste sulla verticale su altra bocca di pozzo disposta alla quota di calpestio delle grotte sottostanti.

La zona che conclude il parco verso mezzogiorno è; tutto ciò; che rimane di un antico orto, oggi incuneato tra il fronte edificato verso la via vecchia Surbo, la recinzione del cimitero, l'adiacente vivaio, ed il confine con l'attuale giardino del complesso ex Buon Pastore. Si tratta di uno degli ultimi esempi (forse l'unico) dei celebrati orti periurbani che caratterizzavano il quadrante settentrionale della città di Lecce fino ai primi anni del secolo ventesimo.

Il resto dell'area interessata al parco si estende a nord della Torre, per poi ripiegare intorno al muro di cinta del cimitero in direzione sud. Questa parte si presenta priva di qualsiasi peculiarità. Si tratta di due fasce di terreno adiacenti, relativamente strette ed allungate, configuratesi come aree residuali comprese fra l'ampliamento del cimitero e la grande viabilità di scorrimento.

Il maggiore interesse, ai fini progettuali, va individuato nel ruolo che queste ultime svolgono nel formare il primo quadro visivo della città per chi proviene dal nord lungo la superstrada Lecce – Brindisi

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